Il cartone ondulato

La carta è una sottile pellicola che si ottiene facendo filtrare su di un telo permeabile una miscela di acqua, cellulosa e collanti (per di più amidi). Il deposito rimasto sul telo viene poi pressato ed essiccato tramite l’utilizzo di aspiratori e rulli riscaldati. Durante la lavorazione, il telo viene fatto scorrere su appositi rulli in modo tale da rendere continuo il processo senza dover fermare il prodotto. La pellicola che si ottiene è un nastro continuo che poi verrà arrotolato in bobine o tagliato in larghi fogli a seconda delle esigenze.

Da qui, il passaggio al cartone ondulato è relativamente semplice ed intuitivo. Il cartone ondulato è un materiale rigido costituito dall’accoppiamento, di tre o più fogli di carta ad alcuni dei quali è stata preventivamente conferita una forma ondulata, in inglese: corrugated board.

Nella sua struttura più semplice il cartone ondulato è quindi costituito da due superfici di carta piane o tese distanziate tra di loro da una superficie di carta ondulata alla quale sono unite mediante collante. Avremo in tal caso un cartone ad onda semplice o, ad una sola onda, più correttamente, un cartone semplice: single-wall.

Le due superfici di carta tese vengono chiamate copertine, mentre la carta ondulata che le distanzia è definita ondulazione.

Di analoga lavorazione è il cartone a doppia o tripla onda, che si differenzia dal single-wall per il semplice fatto di avere non più una, ma ben due o tre superfici ondulate interne, racchiuse tra le due copertine esterne.

Riassumendo il tutto, un singolo foglio di cartone, sia esso a onda singola o non, presenta due elementi caratterizzanti:
  1. le copertine: le carte utilizzate per le due superfici esterne;
  2. le ondulazioni: le carte ondulate che servono da distanziatori tra le due copertine nel caso poi del foglio a doppia o tripla onda;
  3. i fogli tesi: le carte piane intermedie che hanno il compito di collegare le ondulazioni.
A seconda del profilo impiegato si otterranno quindi i vari tipi di onda, universalmente impiegati, e precisamente:
  • Cartone onda alta

    Onda alta (A): determina un cartone con uno spessore a 4,5mm. Lo spessore del cartone influisce direttamente sulla resistenza alla compressione verticale degli imballaggi, così come ne accresce il potere ammortizzante. Minore, rispetto ad altri tipi di onda, risulta invece la resistenza alla compressione in piano. Stampabilità non eccessiva in quanto il passo dell’onda non facilita una perfetta planarità delle copertine.
  • Cartone onda bassa

    Onda bassa (B): determina un cartone con spessore compreso tra millimetri 2,5 e 3,4. Il numero di onde contenuto in un metro lineare assicura una buona resistenza alla compressione in piano ed una buona stampabilità. Il suo ridotto spessore non favorisce la resistenza alla compressione verticale.
  • Cartone micro onda

    Micro onda (E): determina un cartone con spessore inferiore a mm 2,5. Minimo il suo utilizzo nell’imballaggio tradizionale anche se sta trovando impiego un cartone “minitriplo” ottenuto dall’accoppiamento di una onda E con una onda B. Eccellente stampabilità grazie alla planarità della copertina determinata dall’alto numero di onde contenuto in un metro lineare. Detto materiale è concorrenziale con il cartoncino compatto nella produzione di astucci o similari ove viene largamente utilizzato.
Fonte: GIFCO (Gruppo Italiano Fabbricanti Cartone Ondulato

Questo è ciò che garantisce De Pretto: un servizio professionale votato alla salvaguardia dell’ambiente circostante.

Il riciclo del cartone

L’attività produttiva di un qualsiasi scatolificio produce, al giorno d’oggi, una quantità innumerevole di scarti in cartone ondulato. Complice l’aumentare delle esigenze del cliente che richiede sempre più imballi fuori standard, di forma particolare, costringe l’azienda ad attuare un’attenta attività di riciclo della materia prima, attività che rientra di pieno diritto anch’essa tra le manovre logistiche.
Prima di vedere però in dettaglio come l’azienda percorra tale strada, spieghiamo in breve cosa significa il riciclo e quali sono i soggetti interessati a tale attività.

1) CONSUMATORI
La produzione di cartone ondulato in Italia è di oltre 6miliardi di metri quadrati all’anno, equivalenti alla superficie delle Hawaii, e il suo consumo pro capite (66kg), è superiore a quello della pasta (28kg)!

Questi dati fanno riflettere sull’importanza che ha la carta per ogni cittadino italiano, che ogni anno utilizza decine di chili di prodotti realizzati con carta e cartone. Si pensi ai giornali, ai libri, a quanto ci arriva per posta, ai quaderni, agli imballaggi dei prodotti che ciascuno di noi acquista nei negozi o presso la grande distribuzione. Si pensi ancora alle carte che utilizziamo per fini igienici, alle carte da parati, a quelle fotografiche, ai fogli della stampante del computer: l’informatica non ha affatto sostituito la carta negli uffici.
Nelle proprie scelte quotidiane, ciascuno di noi viene a contatto con gli imballaggi che proteggono le merci che acquistiamo. E talvolta addirittura la forma, il peso e l’ingombro influenzano in misura rilevante le nostre scelte come consumatori, perché a nessuno piace, facendo la spesa caricarsi di pesi e volumi eccessivi. O, al contrario, talvolta è proprio l’imballaggio ad attirare la nostra attenzione su un certo prodotto.
Quando ciascuno di noi raccoglie in casa propria la carta e il cartone per consegnarli alla raccolta differenziata, verifica che ciò che raccoglie entra a far parte di un ciclo, il cui onere resta a capo dei Comuni, i quali effettuano la raccolta avvalendosi del sostegno finanziario ed organizzativo del CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi). Sono i Comuni a valutare e decidere autonomamente forme e modi della raccolta.

2) LO SVILUPPO SOSTENIBILE
Tutta l’attività del riciclo dei materiali a base di cellulosa è coerente con l’indirizzo che prende il nome di sviluppo sostenibile.
Lo sviluppo sostenibile è un principio che regola l’impiego delle risorse della terra sia a livello globale che locale, in modo che tali risorse siano indirizzate a soddisfare i bisogni delle generazioni attuali senza pregiudicare quelli delle generazioni future.
Non si tratta quindi solo di un sistema di regole poste a difesa dell’ambiente per evitare che le attività produttive e di consumo lo danneggino irreparabilmente. Lo sviluppo sostenibile è invece un approccio teso a fare dell’ambiente e della sua salvaguardia la molla di uno sviluppo economico diverso, fondato sulla valorizzazione integrale, cioè senza sprechi, prelievi indebiti, scarti e rifiuti non necessari, delle risorse naturali.
Visto in questa luce, è chiaro che il cardine delle politiche che perseguono obiettivi di sviluppo sostenibile è intervenire alla fonte, e non al termine del ciclo produttivo. È necessario sfruttare maggiormente le risorse rinnovabili e meno quelle non rinnovabili; prelevare più risorse attraverso il recupero e il riciclo; alleggerire i prodotti; utilizzare fino in fondo tutti i materiali lavorati, connettendo tra loro i processi produttivi in modo che gli scarti dell’uno diventino materia prima per gli altri. È per questo che sono stati previsti limiti e responsabilità non solo sugli effetti dei processi produttivi, ma anche sulle politiche di prodotto. Ma ciò non è ancora sufficiente a dare garanzie sull’impatto ambientale della produzione e del consumo. La cooperazione della collettività e della Pubblica Amministrazione è infatti determinante, perché da essa dipende l’unica “parte” del “ciclo” che non è nelle mani delle imprese produttrici: quella della gestione responsabile del prodotto giunto a fine vita.
Sotto tale profilo il prodotto a fine vita, e a maggior ragione il prodotto cellulosico, deve essere percepito per quello che effettivamente è: una risorsa preziosa che può tornare a nuova vita attraverso i canali della raccolta differenziata, che rappresenta oramai una straordinaria opportunità industriale.
Per perseguire l’indirizzo dello sviluppo sostenibile, tutti: produttori, distributori, consumatori e amministrazioni pubbliche, devono fare la loro parte. In altri termini, occorre fare in modo che chi è parte del problema diventi parte della soluzione.

3) SOGGETTI CHIAVE
I soggetti chiave che intervengono in questo ciclo del riciclo da un punto di vista tattico-organizzativo sono due (oltre ovviamente a tutti i trasformatori del territorio italiano).

A) CONAI
Il ciclo del riciclo è reso possibile dalle risorse generate dal contributo ambientale CONAI (CAC), che a sua volta è alla base di un ciclo economico. Il contributo ambientale CONAI, stabilito in misura diversa per ciascuna tipologia di materiale di imballaggio, rappresenta la forma di finanziamento attraverso la quale CONAI ripartisce tra produttori e utilizzatori i costi della raccolta differenziata, del riciclo e del recupero dei rifiuti di imballaggio.
Il contributo è applicato quando l’imballaggio passa dall’ultimo produttore o dall’importatore al primo utilizzatore. Il produttore/importatore, dunque, applica in fattura il contributo ambientale all’impresa utilizzatrice che acquista l’imballaggio. Lo stesso produttore/importatore è tenuto a dichiarare periodicamente le quantità di imballaggi ceduti ai propri clienti, e quindi l’ammontare dei contributi ambientali incassati.

B) COMIECO
COMIECO è il consorzio di filiera che garantisce il raggiungimento degli obiettivi di recupero e riciclo degli imballaggi a base cellulosica. Nato nel 1985 come associazione volontaria di aziende del settore cartario allo scopo di promuovere lo sviluppo della raccolta differenziata di carta e cartone, dopo l’emanazione del Decreto Ronchi e la costituzione del sistema CONAI, Comieco è stato riorganizzato per rispondere ai requisiti previsti dalla legge ed è stato riconosciuto dai Ministeri competenti come uno dei 6 consorzi di filiera che costituiscono il sistema.
L’impiego economico e gestionale assunto da Comieco è volto a garantire sempre e comunque il riciclo attraverso la continuità dell’approvvigionamento di macero da raccolta differenziata alle cartiere che lo utilizzano, anche quando e laddove, secondo le logiche del mercato, ciò non sarebbe possibile perché economicamente sconveniente.
Comieco dunque non produce carta o cartone, non li trasforma, non li distribuisce, e non raccoglie nemmeno i rifiuti di imballaggio: con un organico di poche decine di collaboratori il Consorzio è però al centro di questo ciclo economico e produttivo, garantendone il funzionamento.
De Pretto ricopre la posizione di socio Comieco sin dall’inizio della sua attività. L’azienda si è sempre dimostrata molto attenta in merito al riciclaggio delle materie di scarto, e con l’apertura dello stabile di Thiene ha colto l’occasione per predisporre un ciclo continuo di raccolta interno. Un nastro trasportatore automatico raccoglie, senza necessità di alcun controllo, gli scarti di cartone ondulato espulsi dalle linee produttive durante tutto l’arco della giornata. Si tratta di una movimentazione continua, che accumula all’esterno dello stabile tale materiale. Gli scarti di cartone vengono compattati all’interno di due container (muniti di pressa) dislocati in un’area esterna al capannone; un paio di volte la settimana vengono sostituiti da un operatore, prestante servizio esterno, incaricato appunto del riciclo.
Il cartone pressato nei container rimane “puro”, non presenta nessuna traccia di impurità rispetto al cartone consegnato dalla cartiera, ciò permette di avviare gli scarti al macero garantendo un prodotto di prim’ordine.
Il cartone così recuperato viene accreditato in fattura alla De Pretto mensilmente, facendo il calcolo del peso di ogni singolo viaggio di recupero effettuato dalla società di raccolta.
L’attenzione all’ambiente dimostrata da De Pretto ha permesso alla società di poter apporre su ogni scatola singola prodotta, il marchio COMIECO.
La stampa si presenta come nella figura sottostante, compaiono due marchi singoli:

Logo Resy Logo Comieco

Il marchio resy sta ad indicare che l’imballo è totalmente riciclabile, così pure i colori di stampa utilizzati ed i collanti. Esso riporta anche il codice identificativo univoco del fabbricante, in modo tale da fornire una garanzia ulteriore al cliente.
Il marchio Comieco riporta invece il numero di appartenenza della società al consorzio ed attesta l’adempimento, da parte del produttore, degli obblighi previsti dalla normativa concernente gli imballaggi e i rifiuti degli imballaggi.